Tutti sanno che l’oftalmologia è quella disciplina della medicina che è specializzata nel valutare la qualità della vista, la misura che questa scienza fornisce indica come prevenire le patologie e quando non è possibile formula le diagnosi e propone una terapia per la cura.
Non tutti sanno però che la storia dell’oftalmologia si perde nella notte dei tempi e che questa disciplina è tra le più antiche in assoluto.
La storia dell’oftalmologia viene infatti fatta risalire addirittura al Codice di Hammurabi, risalente ad oltre 3600 anni fa. In questo documento venivano sancite e rese pubbliche le regole da osservare nel procedere alle operazioni agli occhi.
Oltre a rudimentali informazioni di tipo sanitario (la prescrizione di lavare le mani era già presente, ad esempio) veniva anche indicato una sorta di tariffario: in caso di operazione con esito positivo al dottore andavano 10 sicli, una bella paga stando alle fonti storiche.
Di contro però un intervento mal riuscito sarebbe potuto costare al malcapitato le mani, che gli sarebbero state tagliate.
I primi studi sulla conformazione dell’occhio risalgono invece all’antica Grecia e in tal caso il pioniere fu Erofilo da Calcedonia che mise a punto anche la prima operazione di rimozione della cataratta.
Tutto merito di uno speciale bisturi che riusciva con il quale si riusciva a spingere il cristallino opaco all’interno dell’occhio. Si trattava dell’operazione detta di “depressione della cataratta” che però esponeva a frequenti complicazioni. Due i casi celebri: Johann Sebastian Bach morì, Georg Friedrich Händel sopravvisse all’intervento ma perse la vista totalmente. Al tempo i trattati di riferimento erano quelli di Girolamo Fabrizio d’Acquapendente, di Marcello Malpighi e di Giovan Battista Morgagni ma ancora si sapeva troppo poco per poter parlare di una vera e propria dottrina scientifica.
Per quanto riguarda la storia dell’oftalmologia in Italia il primo nome che si trova andando a ritroso nel tempo è quello di Michele Troja attivo a Napoli nell’ultima parte del Settecento.
Non a caso fu proprio a Napoli che nel 1815 venne inaugurato, presso le strutture dell’Università, il primo reparto di Clinica Oculistica (denominato Clinica Reale di Oftalmiatria).
Il direttore era il dottor Giovanni Battista Quadri. L’Italia però non era molto più indietro dell’Europa dove però nacquero le prime cliniche. Se ne ricordano, perché ne esiste ancora l’intera documentazione, una ad Erfurt, in Germania, e una nella capitale dell’Ungheria: Budapest. La prima in assoluto si fa però risalire al 1813, e dove se non a Vienna, capitale della cosiddetta Austria Felix?
Fu a partire dal XIX secolo che la storia dell’oftalmologia fece uno step fondamentale: a fare la differenza fu l’introduzione in laboratorio del microscopio che permise di scoprire il funzionamento delle strutture oculari nei dettagli.
Fin qui abbiamo parlato di storia dell’oftalmologia dando per scontato l’esistenza del termine: è il caso di fare chiarezza anche su questo punto. Il termine venne coniato da Carl Gustav Himly, proprio nell’anno in cui Thomas Young riuscì a configurare e a descrivere il disturbo dell’astigmatismo. All’oftalmologia seguì l’oftalmoscopio, merito di Hermann von Helmholtz nel 1851, e del perimetro da parte di Richard Förster (1825-1902). L’intervento di cataratta venne correttamente configurato da Albrecht von Graefe, noto come il padre dell’oculistica, mentre il trapianto di cornea (cheratoplastica) venne operato per primo nel 1906 da parte di Eduard Zirm (1863-1944).
La storia dell’oftalmologia da questo punto si fa contemporanea, e sempre più tecnologica.
Negli ultimi anni i processi sono diventati sempre più innovativi, semplici ed efficienti sia sotto il profilo della diagnosi che della terapia.
La comprensione della malattia è diventata sempre maggiore permettendo di intervenire in maniera sempre più mirata e precisa. Esami come quello della retina, ad esempio, elemento neuro-sensoriale fondamentale dell’organo visivo si sono per esempio giovati della tomografia a coerenza ottica.
Il progresso ha permesso di affrontare meglio anche le malattie infiammatorie, degenerative e derivanti da agenti lesivi della superficie oculare, che al giorno d’oggi vengono investigate con sistemi computerizzati.
Anche nella lotta a un’altra grave patologia, il glaucoma, si sono fatti grandi passi avanti riuscendo ad intervenire prima dell’aggravarsi della malattia.







